ROMA, 26 feb. – “Le imprese italiane avrebbero bisogno di una rivoluzione culturale nel rapporto con lo Stato. C’è urgenza di una semplificazione generale e di una diversificazione dimensionale nella gestione aziendale”.

Così Gianpiero Samorì, esponente di Forza Italia e presidente del Mir – Moderati in Rivoluzione, spiega: “L’idea che l’Italia sia composta solo da grandi aziende ha portato alla creazione di norme complicatissime e onerose che poi hanno dovuto trovare difficile applicazione dal barista, dal salumiere, dal commerciante, dall’artigiano, dalla piccola impresa. Si è trattato di un errore e oggi è necessario prenderne atto. La nostra società, per la maggior parte, si basa sulla piccola e media impresa, e di questa ci si dovrebbe preoccupare e occupare con norme e procedimenti idonei”.

“Per esempio – continua Samorì – si dovrebbe consentire alle aziende al di sotto dei 500 mila euro di fatturato di poter utilizzare i propri familiari senza necessità di regolarizzarli dal punto di vista contributivo e previdenziale. Alle aziende con meno di un milione di euro di fatturato all’anno deve essere offerta l’opportunità di pagare, in un’unica soluzione, un’unica imposta complessiva di tutto. Così da liberare molti imprenditori di tutti quegli adempimenti complessi e macchinosi che ogni tot devono affrontare”.

In generale si dovrebbero rivedere tutte le norme al fine di rimodularle a dimensione della piccola e media impresa. Se ciò non avverrà le aziende medio piccole sono destinate a scomparire perché non più in grado di gestire processi così articolati. E se si permette questo, se si permette che questa fascia imprenditoriale sparisca, si acconsente alla desertificazione dell’Italia in quanto – conclude Samorì – intere zone della nostra penisola sono sostenute proprio da queste imprese”.

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