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Non credo che ci sia da festeggiare se quella che dovrebbe essere una delle economie più forti a livello mondiale cresca di appena 0,2 punti percentuali. Certo è meglio di niente, ma lo stato deve fare ancora molto per dare nuovo impulso soprattutto al comparto industriale che sembra essersi arenato. Il tutto sperando che il governo si decida a fare quegli investimenti promessi a Bruxelles in cambio della flessibilità Ue da 0,25 punti percentuali di Pil. Il sospetto infatti è che invece di investire, finora si sia pensato a tappare i buchi, anzi i crateri di un mercato che ormai fa acqua da tutte le parti. È tempo di un cambio di rotta, di imporsi a Bruxelles e soprattutto di fare da propulsore per l’economia.
In ogni caso, se non si cambierà l’atteggiamento punitivo del ceto medio produttivo e non ripartirà il credito a famiglie ed imprese, qualunque iniziativa, anche lodevole del governo, non riuscirà a far ripartire sufficientemente l’economia.

Gianpiero Samorì

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